Disposizioni urgenti su materie critiche di interesse: si esprime il CdM con decreto-legge

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella giornata di ieri, 20 giugno 2024, un decreto-legge relativo a urgenti disposizioni sulle materie prime critiche di interesse strategico. L’obiettivo è quello di garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile ma anche quello di perseguire un adeguamento normativo con l’Unione Europea. L’UE aveva già, infatti, varato il regolamento lo scorso 11 aprile 2024.

Previsioni del decreto

Nelle previsioni del CdM, il CITE (Comitato interministeriale per la transizione ecologica), unitamente al Ministro della difesa e al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, si pronuncia su eventuali problematiche relative alle domande da attuarsi sul territorio nazionale. Queste domande, relative alla ricerca, estrazione, trasformazione o riciclaggio delle materie prime critiche, sono presentate all’Unione Europea e saranno valutate e autorizzate da organi nazionali.

Viene istituito, presso il Ministero delle imprese e del Made in Italy, il comitato tecnico, organo di valutazione in questione, che si occuperà principalmente di varare le domande e di monitorare, a livello economico, strategico e tecnico, le catene di approvvigionamento e di eventuali possibili scorte. Il comitato tecnico istituito e il CITE, si legge nel decreto, lavoreranno in perfetta armonia così da va sviluppare piani sicuri e affidabili, affidandosi anche all’ISPRA (Servizio Geologico d’Italia) nella compilazione del Programma Nazionale da seguire.

La nuova linea definita dal CdM si pone come obiettivo anche la semplificazione delle pratiche, istituendo un Registro nazionale presso il MIMIT per la velocizzazione del monitoraggio e la gestione delle materie critiche.

Piani di recupero

Definita la governance e individuati gli organi, il decreto introduce il “Piano di recupero di materie prime dai rifiuti di estrazione storici” prevedendo la linea da seguire:

  • l’aspirante concessionario di estrazione di minerali da strutture chiuse o abbandonate, presenta un “piano di recupero” che dimostri sostenibilità economica e ambientale del progetto;
  • se la struttura fosse già bonificata, il “piano di recupero” dovrà essere in coerenza con il progetto di bonifica;
  • qualora, invece, il sito fosse potenzialmente contaminante, il piano deve indicare anche tutti gli interventi necessari a contenere la problematica.

Ultimo punto definito dal decreto riguarda l’istituzione di aliquote di produzione sui giacimenti minerari. I titolari delle concessioni minerarie che sviluppano progetti di trasformazione delle materie prime critiche, dovranno corrispondere annualmente un’aliquota (dal 5 al 7%) in favore dello Stato, percentuali che confluiranno nel Fondo nazionale del Made in Italy. Il Fondo avrà dunque modo di finanziare la crescita e il rafforzamento delle filiere strategiche nazionali, anche in riferimento alle operazioni di estrazione e trasformazione delle materie critiche.

Sitografia

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