Equo compenso in aula. Professioni: tuteli tutti, non alcuni

L’equo compenso applicato solo in alcuni casi può creare disparità fra professionisti tutelati e professionisti non tutelati. Ampliarne l’ambito sarebbe garanzia reale e concreta.

ProfessionItaliane – l’Associazione che racchiude le rappresentanze professionali di CUP ed RPT – pubblica un comunicato stampa all’indomani della conclusione dei lavori in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, non ritendendo soddisfacente l’intervento con il quale si dispone che le imprese alle quali si applicherà la disciplina saranno quelle che, nell’ultimo anno, hanno occupato più di 50 dipendenti (non 60 in 3 anni, come originariamente proposto) e ribadisce la necessità di ulteriori interventi a sostegno di un tessuto professionale provato dalla pandemia.

Resta immutata la soddisfazione per la rinnovata attenzione verso le professioni e per la modifica che contempla anche un ruolo proattivo dei Consigli Nazionali nell’aggiornamento dei parametri di riferimento delle prestazioni professionali.

Il comunicato stampa di ProfessionItaliane sull’equo compenso

Titola “Equo compenso non crei tutele differenziate” il comunicato emanato il 13 luglio 2021.

Nel testo viene sottolineato come l’equo compenso sia un principio trasversale che andrebbe, perciò, trasversalmente applicato. Ciò non è.

L’intervento del vicepresidente del Consiglio nazionale dei commercialisti

“L’arrivo in aula nei prossimi giorni di un testo unificato sull’equo compenso che mette insieme le proposte precedentemente formulate dagli onorevoli Meloni, Mandelli e Morrone è un’accelerazione importante che speriamo sia sintomatica di una reale e condivisa volontà politica di superare gli attuali limiti che caratterizzano la normativa”.

Il vicepresidente del Consiglio nazionale dei commercialistiGiorgio Luchetta, ribadisce la richiesta più volte avanzata dalla categoria di “superare la nozione di cliente forte e di ampliare l’applicazione della norma anche attraverso il riferimento a tipologie di accordo diverse dalle convenzioni unilateralmente predisposte. Così com’è oggi, la normativa vigente non è in grado di garantire una reale e concreta tutela dell’equità del compenso professionale”.

Luchetta pensa ad un “compenso minimo obbligatorio”.

La necessità di ampliare l’ambito applicativo delle disposizioni di tutela dell’equo compenso, indicando in particolare l’opportunità di estendere tale disciplina oggi vigente solo nella contrattazione massiva tra professionista e contraente forte, ossia banche e assicurazioni, ovvero tra professionista e Pubblica Amministrazione, anche a un qualsiasi accordo con un diverso cliente – committente, eliminando qualsiasi riferimento alla natura o alla dimensione di quest’ultimo, è stata più volte espressa dal CNDCEC in sede parlamentare.

Secondo Luchetta, “nell’articolato che sarà a giorni in aula, l’estensione operata dall’art. 2 alle sole imprese che presentano importanti parametri dimensionali non appare significativa al fine di assicurare un’adeguata e concreta tutela dell’equo compenso dei professionisti, considerato che nel contesto italiano molte imprese di piccola e media dimensione risultano essere contraenti forti rispetto al professionista”.

Anche i commercialisti hanno riserve; sarebbe auspicabile, ritengono, “prevedere che la disciplina venga estesa quantomeno a tutte le imprese, escludendo, dunque, dal suo ambito applicativo solo i soggetti individuati come consumatori”.

Sitografia

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