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A vent’anni dall’introduzione con la Legge n. 55/2006, il Patto di famiglia si conferma lo strumento d’elezione per garantire la continuità delle piccole e medie imprese italiane. Grazie a una recente evoluzione interpretativa culminata nel 2026, l’istituto ha oggi una fisionomia fiscale più chiara, favorendo un ordinato ricambio generazionale.
Un documento di ricerca dei Commercialisti ne ripercorre le fasi normative e giurisprudenziali fino alle ultime sentenze del 2026.
Che cos’è il Patto di famiglia?
Il contratto (art. 768-bis c.c.) permette a un imprenditore di trasferire l’azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più discendenti (assegnatari). L’obiettivo principale è evitare lo smembramento del patrimonio e le liti ereditarie, obbligando i beneficiari a liquidare i “legittimari non assegnatari” (coniuge e altri figli) con una somma corrispondente alle loro quote di legittima.
Il vantaggio della neutralità fiscale (Imposte dirette)
Sotto il profilo delle imposte dirette, il trasferimento dell’azienda avviene in regime di neutralità fiscale. Ai sensi dell’art. 58 del Tuir, l’operazione non genera plusvalenze tassabili al momento del passaggio.
I punti cardine includono:
- continuità dei valori: Il beneficiario assume l’azienda agli stessi valori fiscali del donante;
- tassazione differita: I plusvalori emergeranno solo in caso di una futura vendita dell’azienda a terzi;
- assenza di sopravvenienze: Anche se il beneficiario è già un imprenditore, il trasferimento gratuito non costituisce sopravvenienza attiva imponibile, privilegiando la ratio della prosecuzione dell’attività.
Esenzione dalle imposte di donazione: il requisito del “controllo”
L’agevolazione più significativa è l’esenzione dalle imposte di successione e donazione (art. 3, comma 4-ter, d.lgs. 346/1990). Tuttavia, per le società di capitali, il beneficio è strettamente legato al controllo di diritto.
Le recenti sentenze della Cassazione (marzo 2026) hanno introdotto un criterio di maggior rigore. Di seguito.
- Voto pieno: se si trasferisce la sola nuda proprietà, il beneficiario deve acquisire il diritto di voto nell’assemblea ordinaria tramite un’apposita convenzione.
- Destinazione degli utili: il controllo è considerato effettivo solo se il beneficiario può votare sulla destinazione degli utili (dividendi o riserve). Ove questo potere resti in capo all’usufruttuario, l’esenzione decade.
- Vincolo quinquennale: i beneficiari devono impegnarsi a mantenere il controllo per almeno cinque anni.
La liquidazione dei legittimari: addio alla visione “atomistica”
Uno dei nodi più complessi riguardava la tassazione della somma versata dall’assegnatario agli altri familiari. Il superamento della “visione atomistica” a favore di quella unitaria rappresenta una vittoria per la pianificazione patrimoniale.
Oggi, la liquidazione dei legittimari è considerata una liberalità indiretta del disponente. Ciò significa che si applicano le aliquote e le franchigie basate sul rapporto tra l’imprenditore e il familiare liquidato, solitamente più favorevoli rispetto a quelle tra fratelli.
Validità e rischi: l’importanza dell’atto pubblico
Il Patto di famiglia richiede obbligatoriamente la forma dell’atto pubblico a pena di nullità (art. 768-ter c.c.). La giurisprudenza è inflessibile: ogni accordo transattivo o scrittura privata collegata che non rispetti questa forma è radicalmente nullo. Sul piano fiscale, la nullità dell’atto comporta il recupero integrale delle imposte ordinarie e l’irrogazione di sanzioni.
Per i professionisti
Il Patto di famiglia è oggi uno strumento flessibile che permette anche riorganizzazioni complesse, come scissioni o conferimenti in NewCo holding, senza perdere le agevolazioni, purché il controllo sostanziale resti in capo ai discendenti. La riuscita dell’operazione dipende però da una perizia redazionale estrema, specialmente nel disciplinare i diritti gestori e il potere di voto.

