AI Act, l’INT chiede una governance più dinamica
di Redigo.info
Nella fase cruciale della consultazione pubblica avviata dalla Commissione Europea sulla revisione dell’AI Act, l’Istituto Nazionale Tributaristi manifesta una posizione chiara quanto articolata. Il Presidente, Riccardo Alemanno, partecipa al processo di aggiornamento del Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale datato 2024, richiamando l’attenzione su tre direttrici decisive: armonizzazione normativa, formazione degli utilizzatori e contrasto alle deep fake.
Un quadro europeo che corra alla velocità dell’innovazione
Il Presidente torna ad apprezzare un Regolamento unico europeo fondato su un approccio basato sul rischio, avvertendo tuttavia che senza una piena armonizzazione tra gli Stati membri e un coordinamento efficace tra le autorità nazionali, il sistema rischia l’inceppo.

Il riferimento è anche alla norma italiana — la recente Legge 132/2025 — che dovrà integrarsi al quadro europeo senza frizioni. “Occorre evitare conflitti di competenza e rallentamenti amministrativi”, osserva, sottolineando come la rapidità dell’evoluzione tecnologica imponga un cambio di passo.
Il vicino rischio dell’obsolescenza normativa
Un punto fortemente critico riguarda la distanza tra i tempi dell’innovazione e quelli del Legislatore. Alemanno parla apertamente di un pericolo concreto: che il regolamento, ad iter completato, risulti già superato. Perciò propone un monitoraggio continuo; e aggiornamenti, almeno semestrali, delle regole sull’utilizzo dell’IA. Una revisione troppo rigida, però, potrebbe produrre l’effetto opposto: spingere investimenti e ricerca verso Paesi extra Europa, aumentando i costi per le imprese che ne sono parte. Serve, dunque, equilibrio tra tutela e competitività.
Formazione, INT: non solo tecnica, anche etica e deontologica
Altro pilastro della posizione dell’Istituto tributaristi è la formazione degli utilizzatori. L’AI Act già richiama il tema dell’alfabetizzazione digitale (art. 4), ma per Alemanno questo non è affatto sufficiente: occorrono percorsi strutturati, sostenuti anche finanziariamente in ambito unionale e coordinati con i Paesi membri.
La formazione – insiste, ndr – deve essere duplice:
- tecnico-conoscitiva, per comprendere i sistemi digitali e i loro limiti;
- etico-deontologica, per garantire un uso responsabile e consapevole dell’IA, più che mai nei settori che incidono sui diritti dei cittadini.
Un investimento, questo, che i tributaristi nazionali di INT considerano strategico allo scopo di minimizzare i rischi massimizzando la qualità dei servizi.
Argomento deep fake: trasparenza obbligatoria e tutela delle opere dell’ingegno
Il Presidente affronta, poi, un nodo tra i più sensibili dell’AI Act: la gestione delle deep fake. L’articolo 50 del Regolamento dispone obblighi di trasparenza per fornitori e utilizzatori dei sistemi di Intelligenza Artificiale, ma egli propone un rafforzamento delle tutele.
Secondo l’INT, ogni contenuto generato artificialmente — video, immagini, testi — deve riportare in modo chiaro e ben visibile la sua natura artificiale. Non solo: il riferimento al “godimento dell’opera”, presente nel punto 4 dell’art. 50, dovrebbe essere eliminato, perché una deep fake giammai sia assimilabile a un’opera artistica. La tutela deve andare invece agli autori, agli editori e ai titolari dei diritti, tra l’altro per impedire che le loro opere vengano utilizzate impropriamente per addestrare modelli di IA generativa.
Concludendo? Linee guida settoriali per evitare difformità
In chiusura, il primo tributarista INT formula una raccomandazione che guarda alla concretezza dell’applicazione normativa: adottare Linee guida settoriali omogenee a livello europeo — dalla Sanità alla Finanza, fino al Fisco — per evitare interpretazioni divergenti garantendo, così, uniformità tra gli Stati dell’Europa politica.
dir. Alessia Lupoi
