Zes (occasione) unica. Vicino il via libera della Camera

Unica solo se la si saprà cogliere

Dal 2024, la Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno – c.d. Zes unica – comprenderà le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, sostituendo le attuali. Nel dl n. 124/2023 resta sostanzialmente immutato l’impianto agevolativo degli investimenti.

Fiducia alla Zes unica

I numeri della fiducia che l’Assemblea di Montecitorio ha appena accordato all’Esecutivo per il decreto con le “disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione, per il rilancio dell’economia nelle aree del Mezzogiorno del Paese, nonché in materia di immigrazione” (chiamato “decreto Sud“): centottantaquattro sì, centosei no, due astenuti.

Il testo, effettuata stamani la votazione finale della Camera dei Deputati, passerà al Senato della Repubblica per essere poi convertito in legge entro il 18 novembre.

«L’idea di una Zona unica è positiva – affermava ad inizio ottobre il Presidente regionale Sebastiano Bongiovanni, nel corso dell’evento “Questione meridionale e Zes” alla Piccola Industria di Confindustria Siracusa (N.d.R.) – ma va mantenuto l’ancoraggio dell’attuale strategia industriale di sviluppo. È imprescindibile assicurare continuità agli strumenti di incentivazione e semplificazione esistenti. Sul sistema Zes è opportuno un coinvolgimento più attivo e stabile degli attori economici e sociali, sia nella Cabina di regia che nella Struttura di missione. Confindustria non farà mancare il proprio contributo».

Vito Grassi, vice presidente Confindustria e Presidente del Consiglio delle Rappresentanze regionali e per le Politiche di coesione territoriale di Confindustria, afferma ancor più chiaramente: «Una valutazione nel complesso positiva su un provvedimento che ha l’indubbio merito di riavviare il dibattito sullo sviluppo del Mezzogiorno e definire un quadro composito di misure per il rilancio dell’economia meridionale facendo perno sulle aree Zes e Zls (Zone logistiche semplificate). È decisivo spendere bene i fondi, che oggi non mancano, perché lo sviluppo del Sud è necessario per una crescita robusta dell’Italia e per una convergenza verso l’Europa».

Non si prescinda, però, da una presenza dei rappresentanti degli industriali nelle strutture di governance delle Zes: «Chiederemo di entrare nelle Strutture di missione e nella Cabina di regia per quel che concerne il Fondo sviluppo e coesione. Intanto va detto che non c’è più la cifra né ci sono le percentuali di incentivazione: sono tutti fondi da trovare. Vedremo cosa si concretizzerà nella legge». 

Alessia Lupoi

Sitografia

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