Ammortizzatori. Dm con adeguamento alla disciplina del FIS

L’adeguamento della disciplina del FIS (Fondo di Integrazione Salariale), alla luce delle modifiche che la Legge di Bilancio per il 2022 ha apportato, trova posizione nel decreto interministeriale (Lavoro/Economia) appena firmato.

Esso adegua, a partire dal 1° gennaio 2022, la predetta disciplina alle disposizioni del D.Lgs. n. 148/2015, come per l’appunto integrate e modificate dalla Legge n. 234/2021.

Disciplina del FIS. Adeguamento con novità

Le novità contenute nel provvedimento riguardano, anzitutto, l’ambito soggettivo di applicazione. E’ stabilito che nella disciplina del FIS ricadano i datori di lavoro che: occupano almeno un dipendente, nei settori, nelle tipologie e nelle classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione della CIGO; non aderiscono ai Fondi di solidarietà bilaterali.

Ancora: sono destinatari del Fondo di Integrazione Salariale i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, a esclusione dei dirigenti, che abbiano un’anzianità di effettivo lavoro presso I’unità produttiva per la quale è richiesta la prestazione pari a 30 giorni alla data di presentazione della domanda di concessione del trattamento. Requisito, quest’ultimo, non richiesto per le domande relative a CIGO per eventi oggettivamente non evitabili. Per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dal 1° gennaio 2022, sono inoltre destinatari dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria anche i lavoratori a domicilio e gli apprendisti di tutte le tipologie.

Ulteriore novità: il FIS garantisce ai lavoratori beneficiari un Assegno di integrazione salariale d’importo pari all’integrazione salariale in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previste dalla normativa vigente in materia di integrazioni salariali ordinarie e straordinarie. Ai datori di lavoro che occupano mediamente fino a 15 dipendenti nel semestre precedente, l’accesso all’Assegno può essere riconosciuto per le causali ordinarie e straordinarie; ai datori di lavoro che occupano mediamente oltre 15 dipendenti nel semestre precedente e ai datori di lavoro di cui all’art. 20, comma 3 ter del D.Lgs. n. 148 del 2015, a prescindere dal numero dei dipendenti, l’accesso all’Assegno può essere riconosciuto per le causali ordinarie.

L’Assegno di integrazione salariale è dovuto al Fondo in relazione a due tipologie di datori di lavoro: per coloro che nel semestre precedente abbiano occupato mediamente fino a 5 dipendenti è previsto un contributo ordinario dello 0,5% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori; per coloro che nel semestre precedente abbiano occupato mediamente più di 5 dipendenti è previsto un contributo ordinario dello 0,8% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori.

Dal 1° gennaio 2025, ai datori di lavoro che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda hanno occupato mediamente fino a 5 dipendenti e che non hanno presentato domanda di Assegno integrazione salariale per almeno 24 mesi, dal termine del periodo di fruizione del trattamento, l’aliquota si riduce in misura pari al 40%.

L’erogazione delle prestazioni in favore dei lavoratori è a carico del datore di lavoro; l’importo delle prestazioni è rimborsato dall’INPS al datore di lavoro o conguagliato da questo secondo le norme per il conguaglio tra contributi dovuti e prestazioni corrisposte.

Sitografia

www.lavoro.gov.it