Osservatorio CNDCEC/FNC. Istantanea sulle famiglie

I dati dell’Osservatorio: il Pil cala, l’Irpef affossa i redditi dei ceti medi. E’ povertà

La pandemia ha spinto 333 mila famiglie, il 20% in più rispetto al 2019, nell’area della povertà assoluta e non ha frenato la pressione fiscale che, anzi, è cresciuta: pari al 43,1%, è aumentata di 0,7punti di Pil.

L’incremento è dovuto alla rigidità del gettito delle imposte dirette e dell’Imu al calo del Pil.

L’Osservatorio dei Commercialisti sulle famiglie italiane traccia un bilancio del primo anno di pandemia e di dieci anni di crisi, evidenziando come nel 2020 Pil e gettito fiscale si sono ridotti, ma in misura diversa.

Il dettaglio nell’articolo di Press: il Pil è calato del 7,8%, le entrate fiscali delle famiglie sono diminuite del 3,2%; tutte le altre entrate fiscali si sono ridotte dell’8,7%. Conseguenza: la pressione fiscale generale è salita, ma quella delle famiglie, costituita in massima parte dalle imposte dirette e dall’Imu, è aumentata in misura maggiore.

Su questa tendenza ha inciso in particolare il gettito erariale dell’Irpef, che nel 2020 si è ridotto solo del 2,2%.

I dati dell’Osservatorio: bilancio negativo nonostante gli aiuti dello Stato

Perciò, il bilancio complessivo della pandemia per il 2020, nonostante gli ingenti aiuti statali, è negativo:

– a fronte di un calo del Pil di 139,4 miliardi di euro (-7,8%) e di un incremento del deficit pubblico di 129 miliardi di euro, il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto di 32 miliardi di euro (-2,8%);

– l’effetto combinato degli aiuti pubblici e del crollo dei consumi per 116 miliardi di euro (-10,9%), ha determinato un incremento del risparmio lordo delle famiglie di 83,4 miliardi di euro (+88,3%).

Dall’analisi emerge dunque il paradosso della coincidenza temporale di un aumento della povertà con un aumento del risparmio (reso evidente, tra l’altro, dall’incremento dei depositi bancari delle famiglie).

Commenta i dati il presidente del Consiglio Nazionale dei Commercialisti, Massimo Miani: “Da questa analisi risulta evidente che le famiglie italiane, su cui grava in definitiva il peso dell’Irpef, hanno pagato e continuano a pagare un conto salatissimo a causa degli squilibri macroeconomici e di finanza pubblica del nostro Paese. L’Irpef, la principale imposta italiana, includendo anche le addizionali locali, nel 2020 ha raggiunto il livello di 191 miliardi di euro, pari all’11,6% del Pil. Basti pensare che nel 2011, alla vigilia dello shock fiscale causato dalla crisi del debito sovrano, era pari al 10,5% del Pil e che, addirittura, nel 1995, prima dell’introduzione delle addizionali locali, si fermava all’8,4%.”.

“La riforma fiscale non può non farsi carico di questa problematica. Come più volte abbiamo sostenuto, il peso dell’Irpef grava soprattutto sui redditi del ceto medio ed è evidente anche da questa analisi come negli ultimi dieci anni il peso dell’Irpef su questa categoria di contribuenti sia aumentato a dismisura. Se volessimo riequilibrare le cose e riportare il rapporto tra l’Irpef e il Pil ad una dimensione normale, potremmo parametrarlo alla media europea pari al 9,6%. In questo modo, restando ai dati a consuntivo del 2020, occorrerebbe ridurre il gettito complessivo di almeno 33 miliardi di euro”.

Sitografia

press-magazine.it