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I Consulenti del Lavoro, con l’approfondimento di ottobre 2026, analizzano l’importanza della laurea nel mondo del lavoro. In un periodo di difficoltà economiche, lavorative e di precarietà, essere laureati significa avere condizioni occupazionali migliori rispetto a chi ha livelli di istruzione inferiori. La presenza di giovani laureati è in netta crescita tra le giovani generazioni, segno che il livello di istruzione della popolazione italiana si sta innalzando.
Le imprese, tuttavia, incontrano diverse difficoltà nel reperire alcune professionalità, mentre qualche laureato sperimenta percorsi di ingresso più lunghi o opportunità meno coerenti con gli studi. L’obiettivo, quindi, non è solo accrescere il numero di laureati, ma anche comprendere quali competenze vengono formate e in quale misura il sistema produttivo riesce a valorizzarle.
Vantaggio occupazionale
Negli ultimi dieci anni, il numero di giovani tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea è aumentato dell’11%, passando da 1 milione 727 mila a 1 milione 918 mila. Nonostante la crescita registrata in questi anni, la quota di giovani laureati rimane relativamente contenuta, a conferma del fatto che c’è ancora da migliorare. L’investimento sull’istruzione è fondamentale per aumentare i livelli di occupazione: nel 2025 il tasso di occupazione di persone di 20-64 anni con istruzione terziaria raggiunge l’82,8%, contro il 68,6% dei diplomati della scuola secondaria e il 55,7% di possessori della licenza media.
Il vantaggio risulta particolarmente consistente nei segmenti di popolazione e nei territori dove l’accesso al lavoro è più difficile. Tra le donne, per esempio, il tasso di occupazione delle laureate raggiunge l’80,4%, mentre la percentuale delle diplomate si attesta sul 58,6%. Nel mezzogiorno, invece, l’occupazione dei laureati arriva al 75,7%, contro il 55,8% dei diplomati. Dunque, la laurea continua a rappresentare un elemento importante di differenziazione delle opportunità occupazionali, contribuendo a diversificare le possibilità di accesso e permanenza nel mercato del lavoro.
Le difficoltà delle imprese
La crescita del livello di istruzione del nostro Paese va di pari passo con la difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato. Tra il 2019 e il 2025, le assunzioni per le quali è richiesto un titolo universitario sono aumentate del 14%, passando da quasi 590 mila a 673 mila. Nello stesso periodo, la quota di profili di difficile reperimento è passata dal 35,2% al 51%: in poche parole, oltre un’assunzione su due per la quale è richiesta una laurea presenta delle criticità.
Secondo il rapporto dei Consulenti del Lavoro, queste difficoltà sono legate al disallineamento tra la composizione delle competenze disponibili e quella delle professionalità richieste dalle imprese. Ciò che determina questo squilibrio è sia un’offerta universitaria che non sempre evolve con rapidità, sia scelte di studio che privilegiano indirizzi caratterizzati da minori opportunità occupazionali.
Stando ai dati ISTAT del 2024, il tasso di occupazione dei laureati di 30-34 anni varia dal 77,9% nell’area umanistica all’88,9% nell’area STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics), passando per l’85,7% nell’area socio-economica e giuridica e l’88,6% in quella medico-sanitaria. La laurea continua a fare la differenza rispetto ai titoli di studio inferiori, ma l’indirizzo di laurea è sempre più determinante per le opportunità di lavoro.
Differenze di genere e territoriali
Un altro elemento riguarda le differenze di genere nelle scelte formative. Tra i laureati di 30-34 anni, la quota di persone con un titolo STEM raggiunge il 36,9% tra gli uomini, ma soltanto il 15% tra le donne. A questa distanza nelle scelte universitarie corrisponde un divario più contenuto negli esiti occupazionali: il tasso delle laureate STEM è pari all’86,9%, mentre gli uomini si attestano al 90,1%. Questi dati suggeriscono che una maggiore partecipazione femminile a questo tipo di percorsi potrebbe ridurre le disparità nelle opportunità professionali e ampliare il bacino di competenze disponibili negli ambiti più richiesti.
A determinare le differenze territoriali, invece, sono la struttura dei sistemi produttivi, la presenza e la specializzazione degli atenei, la mobilità dei laureati e la capacità dei territori di offrire opportunità professionali attrattive. Secondo le previsioni Excelsior relative al trimestre settembre-novembre 2026, la Lombardia presenta la maggior incidenza di assunzione per laureati (22%), seguita dal Lazio (19,6%) e dalla Sicilia (19%). Le difficoltà di reperimento maggiori si trovano in Valle d’Aosta (64,8%), Trentino-Alto Adige (64,5%) e Friuli-Venezia Giulia (60%). Questa distribuzione dimostra che un’elevata domanda di laureati non coincide necessariamente con maggiori problemi di reperimento e che la capacità di attrarre e valorizzare competenze qualificate varia sensibilmente tra i territori.
Mario Sancamillo

