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Ad inizio luglio 2026, la Sala stampa della Camera dei deputati ha ospitato la presentazione istituzionale di “Ecosistema PMI”, nella più ampia e delicata cornice normativa e giurisprudenziale della responsabilità dell’intermediario contabile. Iniziativa, questa, di alta caratura strategica volta a traghettare le micro, piccole e medie imprese italiane – dal che verrebbe di rinominare il progetto “Ecosistema MPMI” – verso un modello di gestione fondato sul rigore metodologico e sulla consapevolezza analitica.
L’evento romano del 1° luglio scorso, intriso di profondo spessore intellettuale a vantaggio di chi era presente alla conferenza, è stato presentato con la consueta naturale autorevolezza da Riccardo Alemanno, Presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (INT) e Vicepresidente di Confassociazioni, che ha riconosciuto nel progetto un valore essenziale per la competitività del sistema Paese.
L’ingegneria dei numeri e la sovranità decisionale

Cuore pulsante della presentazione di “Ecosistema PMI” è la visione di Ermanno Bonaria, Presidente e CEO di Accedis, ideatore di un approccio che eleva il dato contabile a strumento di governo clinico dell’azienda.
Secondo Bonaria, il bilancio non è una mera stratificazione di cifre, ma la rappresentazione plastica di come l’equilibrio tra capitale umano e processi generi valore: il principio «Conto Economico = Persone + Organizzazione», ideato da Ermanno Bonaria e Barbara Deandrea, ridefinisce il bilancio non come mero adempimento contabile, ma come specchio delle dinamiche umane e organizzative ed è per ciò che ne costituisce pilastro ontologico. Attraverso il metodo dell'”Ingegneria dei numeri”, l’impresa abbandona l’autoreferenzialità gestionale per approdare a una “sovranità decisionale”, ove ogni scelta è corroborata da evidenze oggettive, non già subìta passivamente dalle contingenze del mercato.
Sinergie finanziarie e solidità patrimoniale
A completare questa fascinosa architettura sistemica è la prospettiva di Antonello Sanna, CEO di SCM SIM S.p.A., che sottolinea l’urgenza di una sintesi tra cultura gestionale e pianificazione finanziaria.

Per Sanna, l’eccellenza operativa risulterebbe monca se non avesse una robusta tutela del patrimonio e una corretta separazione tra asset aziendali e personali, elementi indispensabili per mitigare la cronica sottocapitalizzazione delle MPMI italiane. L’obiettivo dichiarato è l’accompagnamento verso una crescita che sia al contempo consapevole, sostenibile e duratura.
Asimmetria tra eccellenza operativa e fragilità gestionale
Il tessuto economico nostrano poggia su un paradosso strutturale: da un lato, circa 4,5 milioni di MPMI rappresentano la “spina dorsale” del Paese per aver generato i due terzi del valore aggiunto nazionale, impiegando 18 milioni di addetti; dall’altro, le stesse piccole e medie imprese manifestano una marcata carenza di strumenti di governo strutturati.
I dati evidenziano che circa il 90% delle PMI naviga in assenza di sistemi di governo dell’impresa, con una percentuale che oscilla tra il 9% e il 13%, dotata di un controllo di gestione evoluto.
Globalmente, il contesto è caratterizzato da crescente complessità, dalla richiamata selettività sempre più stringente nell’accesso al credito e dalla citata accelerazione tecnologica che non ha precedenti. L’esperienza e l’intuizione dell’imprenditore, pur restando un patrimonio ineludibile, non basteranno a garantire la resilienza. Il progetto “Ecosistema PMI” interviene proprio in questo solco.
Un dialogo tra Istituzioni e informazione. La cultura della giusta comunicazione
Alla conferenza hanno preso parte figure di spicco del mondo professionale e giornalisti; tra le testate presenti, in qualità di osservatore attento alle dinamiche di trasformazione del tessuto produttivo, il giornale redigo.info (editore Deleganoi), a testimonianza dell’interesse che la metamorfosi culturale descritta in quella sede suscita in questo organo di informazione specializzata, sensibilizzato da una richiesta di Alemanno, accolta con entusiasmo dal Direttore Alessia Lupoi, di riservare al progetto una rete comunicativa che ben ne rappresenti e divulghi il senso.
Del resto, il progetto – sostenuto con convinzione anche dal Presidente di Confassociazioni, Angelo Deiana – si fa portavoce di un ideale di “democrazia economica”: rendere accessibili alle piccole realtà produttive quegli strumenti di alta direzione solitamente appannaggio esclusivo delle grandi organizzazioni.
Il percorso, avviato simbolicamente presso le sedi istituzionali romane, troverà la sua declinazione nell’autunno 2026 con l’avvio di un progetto pilota che prevede una serie di incontri territoriali in Piemonte, Lombardia e Veneto, rivolto a tramutare la formazione in un cambiamento organizzativo permanente, dunque non sperimentale, e misurabile.
In ultima istanza, investire nella capacità delle imprese di governare i propri numeri significa, come evidenziato dai promotori, investire nella resilienza strutturale dell’intera economia nazionale.

