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Quello che poteva essere un semplice dossier è stato trasformato in un potente atto di giustizia economica e sociale. Gli Stati membri potranno fermare di propria iniziativa le pratiche commerciali sleali transfrontaliere. La maggiore protezione per gli agricoltori attuabile dagli acquirenti all’interno e all’esterno dell’Unione europea avverrà attraverso uno Scambio di informazioni tra Stati membri, al fine di coordinarsi nelle azioni di risposta.
Giovedì 12 febbraio 2026, infatti, il Parlamento europeo ha adottato nuove misure per proteggere gli agricoltori unionali dalle tali pratiche.
Con 555 voti favorevoli, 0 contrari e 26 astensioni, gli eurodeputati hanno dato il via libera definitivo a nuove norme che obbligano le autorità nazionali a cooperare sul tema delle pratiche commerciali sleali, con l’obiettivo di garantire che gli agricoltori ricevano una remunerazione equa per il loro lavoro. Di conseguenza, i casi di pratiche sleali transfrontaliere che danneggiano agricoltori e piccoli produttori di prodotti agricoli saranno prevenuti, indagati e sanzionati.
Bonaccini: potente atto di giustizia
Il relatore Stefano Bonaccini (S&D, IT) ha dichiarato: “Abbiamo trasformato quello che poteva essere un semplice dossier amministrativo in un potente atto di giustizia economica e sociale. Stiamo inviando un messaggio chiaro: gli agricoltori non saranno più costretti a sottomettersi alle richieste e ai comportamenti sleali dei grandi acquirenti e rivenditori. Oggi l’Europa dimostra di saper ascoltare e agire. Siamo al fianco di chi ha più bisogno di sostegno, rafforzando le tutele per i piccoli produttori e garantendo una filiera agroalimentare equa, trasparente e libera dallo sfruttamento.”
Le nuove norme devono ora essere approvate dal Consiglio. Si applicheranno 18 mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.
Interrompere le pratiche sleali transfrontaliere su iniziativa degli Stati membri
Per rafforzare la protezione degli agricoltori, la nuova legislazione consentirà ai Pesi membri di intervenire automaticamente e fermare le pratiche commerciali sleali transfrontaliere di propria iniziativa, senza la necessità di una denuncia di un produttore. Questo nuovo sistema replicherà il regime di protezione delle indicazioni geografiche nel mercato unico.
Per evitare che gli operatori eludano la legge trasferendosi al di fuori del perimetro politico ed economico sovranazionale europeo, le nuove norme proteggeranno i produttori dalle pratiche sleali anche degli acquirenti extra-europei, come detto; questi, con sede fuori dall’Unione, dovranno designare “una persona di contatto responsabile per l’UE”, nel caso venga avviata un’indagine nei loro riguardi, che sarà punto di riferimento principale per le autorità di controllo ed obbligata a facilitare le indagini sulle pratiche sleali.
Scambio di informazioni transfrontaliero
Il regolamento consente alle autorità nazionali di informarsi reciprocamente sulle cattive pratiche commerciali, o sul rischio che esse si verifichino, attraverso l’Internal Market Information System (IMI) — un sistema informatico dell’UE già esistente per lo scambio di informazioni tra amministrazioni pubbliche di diversi Stati membri. Questo scambio è pensato per avere un effetto deterrente e garantire risposte rapide e coordinate per fermare le pratiche sleali.
Contesto precedente all’atto di giustizia di ieri
La direttiva sulle pratiche commerciali sleali (UTP), adottata nel 2019, protegge gli agricoltori da pratiche come pagamenti in ritardo o cancellazioni con breve preavviso quando vendono i loro prodotti a grandi supermercati e aziende di trasformazione alimentare. Tuttavia, poiché circa il 20% dei prodotti agricoli e alimentari consumati nell’UE proviene da un altro Stato membro, il nuovo regolamento sulla cooperazione transfrontaliera tra le autorità responsabili dell’applicazione della direttiva UTP mira a migliorare la collaborazione nei casi in cui fornitori e acquirenti si trovano in Stati diversi.
Redazione redigo.info

