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CNA Ravenna lancia l’allarme sugli “esodati 5.0”: migliaia di imprese rischiano di perdere parte del credito d’imposta maturato con il Piano Transizione 5.0 a causa dell’art. 8, comma 3, del DL 38/2026, perché impossibilitate a utilizzarlo integralmente.
L’associazione chiede un intervento legislativo urgente per consentire la compensazione fino al 2030.
Il nodo normativo: compensazione entro il 31 dicembre 2026
Il punto critico riguarda la previsione secondo cui le imprese devono compensare l’intero credito d’imposta tramite modello F24 non oltre il 31 dicembre 2026. La quota non utilizzata entro tale data, secondo l’interpretazione corrente, verrebbe definitivamente persa. Una condizione che, per CNA, è penalizzante e incoerente con la disciplina vigente al momento della presentazione delle comunicazioni preventive al GSE.
Le imprese coinvolte: gli “esodati 5.0”
Il problema riguarda in particolare le aziende che tra il 7 e il 27 novembre 2025 avevano presentato comunicazioni preventive al GSE per progetti tecnicamente ammissibili, basandosi su una normativa che consentiva la fruizione pluriennale del credito.
Molte PMI hanno costruito piani economico‑finanziari su più anni, contando sulla possibilità di compensare il credito in modo graduale.
La posizione di CNA Ravenna. Mazzavillani: intervenga il Governo
Il direttore di CNA Ravenna, Massimo Mazzavillani, parla di una “penalizzazione grave” per le piccole e medie imprese: “Le PMI hanno investito in macchinari, impianti più efficienti e tecnologie per ridurre i consumi, programmando investimenti sulla base del quadro normativo allora vigente. Cambiare le condizioni in corsa rischia di compromettere la credibilità degli strumenti pubblici di incentivazione”.
Secondo Mazzavillani, la nuova impostazione non tiene conto della capienza fiscale delle imprese, spesso insufficiente per compensare crediti elevati in pochi mesi: “Imporre l’utilizzo dell’intero credito entro fine anno significa ignorare la realtà delle PMI. Se il Governo non interviene, una parte rilevante del beneficio andrà perduta, vanificando sacrifici e investimenti già realizzati”.
Impatto economico e rischio di perdita del credito
La rigidità della scadenza al 2026 potrebbe generare:
- perdita parziale del credito d’imposta maturato;
- difficoltà di liquidità per le imprese con capienza fiscale limitata;
- squilibrio nei piani finanziari pluriennali già approvati;
- indebolimento della fiducia negli strumenti di sostegno pubblico.
Per CNA, la questione non è solo tecnica ma strategica: riguarda la credibilità delle politiche industriali e la tutela del Made in Italy artigianale.
La richiesta: compensazione fino al 2030
CNA Ravenna propone un correttivo legislativo urgente che consenta alle imprese di:
- utilizzare il credito d’imposta anche negli esercizi successivi al 2026,
- con possibilità di fruizione fino al 2030,
- riallineando la disciplina all’impianto originario del Piano Transizione 5.0.
Secondo l’associazione, garantire certezza e stabilità normativa non è un favore alle imprese ma una condizione essenziale per sostenere gli investimenti e la competitività del sistema produttivo.
L’appello di CNA Ravenna mette in luce una criticità normativa che rischia di colpire proprio le imprese che hanno creduto nella transizione digitale ed energetica. La richiesta di un intervento correttivo mira a evitare che il Piano Transizione 5.0, nato per incentivare l’innovazione, si trasformi in un ostacolo per le PMI che hanno investito con responsabilità e visione.

