Critica sul ddl Trasparenza. Un paradosso italiano

La categoria dei Consulenti del Lavoro critica senza mezzi termini, in una lettera ad Andrea Ornando, la scelta di discostarsi – con il testo del Decreto Legislativo n. 104/2022, c.d. “Trasparenza nel lavoro” (pubblicato in Gazzetta Ufficiale) – dal rilevante processo di semplificazione operato dalla Direttiva (UE) 2019/1152 nella tutela delle condizioni di lavoro.

Il decreto è addirittura di segno opposto. Se, infatti, la direttiva comunitaria ora richiamata, elencando una serie di elementi minimi (art. 4) che il datore di lavoro è obbligato a comunicare al lavoratore, valorizza contestualmente la semplificazione nell’art. 3 – dove prevede che tali elementi vengano forniti “semplicemente” attraverso un rinvio alle disposizioni di legge, ai regolamenti, alle norme amministrative o statutarie o, ancora, ai Ccnl che li disciplinano – internamente, il decreto italiano appesantisce le fasi di redazione e consegna dei contratti di assunzione.

Un evidente paradosso, segnalato non unicamente dai Consulenti.

La critica in una lettera della numero uno dei Consulenti, indirizzata a Orlando

La presidente, Marina Calderone, firma la lettera al ministro del Lavoro evidenziando la anomalia di questa scelta di segno opposto che comporta la trasformazione del contratto di lavoro in un “corposissimo documento cartaceo, che certo non si può definire coerente con gli obiettivi della transizione digitale, linea portante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

Se fosse solo questo. Ma no, vi è di più: “Ciò senza un apprezzabile concreto vantaggio per la tutela dei diritti dei lavoratori”.

In definitiva, i contratti saranno appesantiti da elementi informativi che potrebbero disorientare i lavoratori, allontanandoli dalla comprensione dei testi e dalla lettura più approfondita del Contratto collettivo di riferimento.

Non basta. La data di entrata in vigore del decreto (13 agosto 2022) coincide pericolosamente con il periodo di “ferie agostane” (che nulla, per la verità, hanno più da condividere con le Feriae Augusti), cui dovrebbe corrispondere riposo, allontanamento dalle attività lavorative. Anche per i professionisti.

Perché, allora, non procedere alla “revisione immediata” del decreto, chiede la Calderone?

Sitografia

www.consulentidellavoro.it