Regime Cfc. Il chiarimento di prassi AE

La tassazione per trasparenza e la fuoriuscita dal regime Cfc (Società controllate estere) sono oggetto di nuovi chiarimenti: la circolare n. 29/E del 28 luglio 2022 fornisce specifiche su queste come sul trasferimento di sede e sulle operazioni straordinarie da cui deriva la confluenza della Cfc estera nella controllante italiana, integrando alcune interpretazioni già fornite (es. circolare n. 18/2021).

Origine normativa del regime Cfc

La relativa disciplina deriva dall’articolo 167 del Tuir ed è finalizzata a rendere imponibili in Italia gli utili prodotti dalle società estere controllate che beneficiano di una tassazione ridotta nello Stato di insediamento e che, contestualmente, risultano titolari di determinate categorie di proventi, senza svolgere un’attività economica effettiva.

Tanto premesso, in conseguenza dell’applicazione di tale normativa, la Cfc può essere tassata per trasparenza in uno o più esercizi e, in un esercizio successivo, può non integrare le condizioni dell’Etr test o del passive income test. Il chiarimento della circolare n. 29/E/2022: considerato che il livello di tassazione e la percentuale di passive income rappresentano condizioni di ingresso nel regime, se in un determinato periodo d’imposta le descritte condizioni non sono integrate, il contribuente può fuoriuscire dal regime optando, anche alternativamente, per la dimostrazione dell’esimente dell’attività economica o per il superamento delle condizioni dell’Etr test e/o del passive income test.

In linea con la direttiva Ue 2016/1164 (Atad), la nuova impostazione è giustificata dal fatto che l’eventuale fuoriuscita e l’eventuale rientro nel regime Cfc è adeguatamente governato nel modello di dichiarazione dei redditi, dove è stato approntato un regime di “monitoraggio” dei valori della Cfc, che consente volontariamente (con un’opzione irrevocabile da comunicare all’amministrazione finanziaria) di tenere traccia dell’andamento dei redditi e delle perdite (virtuali), nonché dei valori fiscalmente riconosciuti degli asset della Cfc.

Ora il trasferimento di sede e le operazioni straordinarie da cui deriva la confluenza della Cfc estera nella controllante italiana e l’applicazione dell’articolo 166-bis del Tuir (entry tax), che dà i criteri per il corretto valore fiscale delle attività e passività trasferite. In relazione all’ipotesi in cui il reddito della controllata estera sia imputato per trasparenza in capo al socio italiano in applicazione del regime Cfc in un periodo d’imposta anteriore a quello immediatamente precedente al suo trasferimento in Italia, tale evenienza non assumerà rilevanza, ai fini dell’entry tax, se nel predetto periodo d’imposta precedente al trasferimento non si verificano i presupposti applicativi della disciplina Cfc ovvero è dimostrato lo svolgimento di un’attività economica effettiva.

Sul tema torna la circolare 29/E/2022, chiarendo che, ove il trasferimento di sede avvenga dopo che sia decorsa la maggior parte del periodo d’imposta, occorrerà far riferimento a tale periodo come ultimo periodo di residenza all’estero cui riferire la verifica.

Infine, se il trasferimento della residenza fiscale in Italia di una entità estera non avviene in continuità di applicazione del regime Cfc, l’eventuale riconoscimento dei maggiori valori fiscali al momento dell’ingresso prescinde dall’eventuale mantenimento della residenza fiscale dell’entità anche nello Stato di origine. Ciò che rileva ai fini dell’applicazione dell’art. 166-bis, infatti, è l’ingresso dei beni nel regime di imposizione italiano ai fini del reddito d’impresa.

Sitografia

www.fiscooggi.it

www.agenziaentrate.gov.it