Regime dell’imposta sostitutiva. Opzione non sempre consentita

Il provvedimento 30 novembre 2021, con il quale l’Amministrazione abroga e sostituisce quello direttoriale del 6 giugno 2014, illustra l’ambito applicativo, la base imponibile e il range temporale del regime dell’imposta sostitutiva riservato alle società di capitali, società di persone ed enti commerciali, che abbiano iscritto nel bilancio individuale una partecipazione di controllo per effetto di un’operazione straordinaria o traslativa, a condizione che nel bilancio consolidato a seguito di una di tali ipotesi sia stata iscritta una voce a titolo di avviamento, marchi di impresa e altre attività immateriali.

Effetti dell’opzione per l’imposta sostitutiva

Si sofferma, in particolare, sugli effetti fiscali prodotti in virtù dell’esercizio dell’opzione in relazione, tra l’altro, alla misura della deduzione del valore affrancato dell’avviamento e dei marchi d’impresa, al valore fiscale in caso di trasferimento nel territorio dello Stato della residenza ai fini delle imposte sui redditi del soggetto titolare o in caso di attività riferite a società non residenti, alla corretta indicazione nell’apposito prospetto della dichiarazione dei redditi.

Esercitare l’opzione per altri regimi di riallineamento dei valori fiscali e contabili preclude – per gli stessi valori di avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali – di optare per il regime dell’imposta sostitutiva.

Norma centrale è l’articolo 1, comma 81, della legge di bilancio 2018.

Prevede l’applicabilità dei commi 10-bis e 10-ter dell’articolo 15 del Dl n. 185/2008 alle operazioni effettuate dal periodo d’imposta anteriore a quello in corso alla data di entrata in vigore della richiamata legge, anche per le voci relative (per l’appunto) all’avviamento, ai marchi d’impresa e alle altre attività immateriali iscritte nel bilancio consolidato non riferite a una stabile organizzazione collocata nel territorio dello Stato di un soggetto non residente.

Ed infatti, il citato comma 81 estende, previo pagamento dell’imposta sostitutiva, la possibilità di affrancare, in tutto o in parte, i valori relativi ad avviamenti, marchi d’impresa e altre attività immateriali, anche se non relativi a una stabile organizzazione in Italia di un soggetto non residente.

Il successivo comma 83 conferma il divieto di optare per il regime dell’imposta sostitutiva con riferimento ai valori relativi ad avviamenti, marchi d’impresa e altre attività immateriali già oggetto delle opzioni per i regimi di riallineamento di cui all’art. 172, c. 10-bis, all’art. 173, c. 15-bis, e all’art. 176, c. 2-ter, del Tuir, e di cui all’art. 15, c. 10, 11 e 12, del Dl n. 185/2008 e viceversa.

La ratio sta nell’evitare fenomeni di doppia deduzione fiscale dei valori delle attività immateriali oggetto di riallineamento; perciò nel divieto deve, coerentemente, rientrare anche la deduzione degli ammortamenti relativi ai valori fiscali delle attività immateriali assunti ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap da coloro che trasferiscono la sede nel territorio dello Stato anche per l’esito di operazioni straordinarie.

Sitografia

www.agenziaentrate.it

www.fiscooggi.it