Il datore può imporre il Green pass al lavoratore? FAQ CdL

Il Green pass è lo spauracchio negli ambienti di lavoro, dove il datore deve muoversi con cautela. La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro pubblica un Approfondimento (06.08.2021) sugli aspetti pratici dei controlli sul Green pass, rispondendo ai quesiti più frequenti.

Ci soffermiamo qui, in particolare, sulla FAQ “Il datore di lavoro può imporre il Green pass ai propri lavoratori?

Il datore di lavoro deve assicurare che i dipendenti “non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità” e, nell’affidare incarichi ai lavoratori, deve tener conto “delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza”.

Il medico competente, nell’attività di sorveglianza sanitaria, è invece l’unico soggetto legittimato a trattare i dati sanitari dei lavoratori e a verificare l’idoneità alla “mansione specifica”.

Al datore di lavoro é infatti del tutto preclusa la facoltà di acquisire i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali, quindi del Green pass.

Il tema del trattamento dei dati relativi al Green pass – scrivono i Consulenti del Lavoro della Fondazione Studi – può essere inquadrato nell’ambito della verifica dell’idoneità alla mansione specifica, che consente al medico competente di emettere giudizi di idoneità – parziale e/o temporanea – per i lavoratori non vaccinati (salvo che il rischio non possa essere ridotto con misure di protezione e/o organizzative alternative e di eguale efficacia).

Come si muove il datore?

A questo punto, il datore di lavoro potrà venire a conoscenza del solo giudizio di idoneità alla mansione specifica e delle eventuali prescrizioni fissate dal medico competente come condizioni di lavoro.

In base al quadro normativo finora delineato, egli dovrebbe poi attuare le misure indicate dal medico.

Il giudizio di inidoneità alla mansione specifica comporta per il datore di lavoro dover adibire il lavoratore a mansioni equivalenti o inferiori, garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.

Nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro, trovano invece applicazione le “misure speciali di protezione” previste per taluni ambienti lavorativi.

Anche in questi casi, solo il medico competente può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti.

Il datore di lavoro dovrà limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore.

Sitografia

www.consulentidellavoro.it