Consulenza pagata in azioni. Valore normale, non nominale

Ai fini delle imposte dirette l’articolo 9, comma 2 del Tuir recita: “Per la determinazione dei redditi e delle perdite i corrispettivi, i proventi, le spese e gli oneri in valuta estera sono valutati secondo il cambio del giorno in cui sono stati percepiti o sostenuti o del giorno antecedente più prossimo e, in mancanza, secondo il cambio del mese in cui sono stati percepiti o sostenuti; quelli in natura sono valutati in base al valore normale dei beni e dei servizi da cui sono costituiti”.

Valore normale per le imposte dirette

La determinazione del valore normale deve avvenire “per le azioni, obbligazioni e altri titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri, in base alla media aritmetica dei prezzi rilevati nell’ultimo mese”.

L’articolo 109, comma 1, del Tuir è invece dedicato a ricavi, spese e altri componenti positivi e negativi, che “concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza; tuttavia i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali condizioni”.

Il seguente comma 2 prevede che “i corrispettivi delle prestazioni di servizi si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei servizi si considerano sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate, ovvero, per quelle dipendenti da contratti di locazione, mutuo, assicurazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, alla data di maturazione dei corrispettivi”.

Alla luce di queste disposizioni del Tuir l’Agenzia delle Entrate – impegnata nella risposta n. 479/2021 ad una start-up che, in base a un contratto di consulenza con una società quotata in borsa, riceve le azioni di quest’ultima come compenso al raggiungimento di determinati step di ricerca – ritiene che il valore rilevante ai fini fiscali sia quello normale delle azioni emesse a suo favore, non nominale come ipotizzato dall’istante, e l’esercizio di competenza sia quello di maturazione dei corrispettivi.

Ai fini Iva, invece, l’Agenzia ritiene la prestazione di consulenza non imponibile (articolo 7-ter, comma 1, lettera a) del Dpr n. 633/1972), essendo la società quotata in borsa che provvede a corrispondere le azioni come compenso, un soggetto passivo non stabilito in Italia.

Quest’ultima comunque è tenuta all’emissione di fattura per la prestazione eseguita annotando “operazione non soggetta” (articolo 21, comma 6-bis, lettera b) del Dpr n. 633/1972).

Valore normale anche ai fini Iva

Anche la valorizzazione del corrispettivo ai fini Iva terrà conto della determinazione del valore normale, come per le imposte dirette.

Riguardo, infine, agli obblighi di certificazione delle prestazioni, la start-up può emettere nei confronti della società committente fattura analogica o elettronica tramite Sistema di interscambio (Sdi). In quest’ultimo caso non dovrà trasmettere i dati ai fini dell’esterometro.

Sitografia

www.fiscooggi.it

www.agenziaentrate.gov.it