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di Redigo.info – Melania Baroncini
Vantaggi fiscali e ruolo essenziale della contrattazione collettiva, questi i fattori cardine per la diffusione del welfare aziendale nelle PMI.
La ricerca messa in campo dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che sarà presentata in occasione del Festival del Lavoro (che si terrà a Roma i prossimi 21-23 maggio), sottolinea uno spaccato importante delle realtà aziendali in Italia. Nello specifico, lo studio conferma come il welfare continui a essere utilizzato soprattutto come leva concreta di sostegno al potere d’acquisto, privilegiando strumenti semplici (ad esempio buoni pasto o buoni carburante), immediatamente percepibili dai lavoratori e facilmente gestibili dalle aziende.
I numeri della ricerca
Il welfare aziendale si consolida sempre più, secondo i CdL, muovendosi da una prospettiva di intervento di tipo episodico verso una più radicata e solida logica di gestione delle risorse. Non si riscontra però una diffusione omogenea o lineare all’interno delle aziende, quanto piuttosto di un processo graduale, che riflette vincoli strutturali e organizzativi propri del sistema produttivo italiano.
Di fatti, la quota di PMI che adottano soluzioni di welfare aziendale è pari al 16,2%, con una elevata variabilità a seconda delle dimensioni di imprese e per area geografica interessata.
Tra le piccolissime imprese – con meno di 10 addetti – l’incidenza è pari al 12,7%, mentre aumenta al 20,3% tra le imprese con 10-49 addetti, per arrivare al 30,1% tra quelle con 50-249 addetti. Anche a livello territoriale, si attesta una disomogeneità: il Nord, ad esempio, presenta nel complesso tassi di incidenza quasi doppi rispetto al Sud Italia.
Le misure più utilizzate
Tra gli strumenti di welfare maggiormente utilizzati troviamo innanzitutto i buoni pasto, seguiti da buoni carburante, buoni acquisto e infine quelli per le utenze domestiche, polizze relative alla salute e solo per il 18,9% soluzioni di flessibilità oraria e smart working.
Tali soluzioni rispondo ad una necessità importante, ovvero la richiesta di misure legate alla salute e all’assistenza. Quindi focus sul benessere del lavoratore ma con un occhio sulla produttività. Anche se molti datori di lavoro ne fanno uso prevalentemente per finalità fiscali.
Il 25,2% degli intervistati sottolinea infatti che il welfare è in grado di incidere sulla produttività solo quando è supportato da una strategia aziendale orientata alla valorizzazione. Tra i fattori considerati decisivi perché il welfare aziendale possa generare effetti positivi sui lavoratori, vi è la semplicità e l’accessibilità delle soluzioni adottate (56,1%), a seguire, l’ascolto dei lavoratori (38,6%), la presenza di condizioni di stabilità economica (26,1%), il coinvolgimento diretto dell’imprenditore (24,5%) e una comunicazione interna efficace (22,2%).
Il futuro del welfare
Sicuramente i dati della ricerca fanno ben sperare nel futuro. I Consulenti ne sono certi, nel periodo 2025-2028 si avrà molto probabilmente un aumento dell’utilizzo delle misure di welfare aziendale. Ci si aspetta infatti un aumento con una crescita sostenuta.

