Il punto dei commercialisti sulla tassonomia sociale

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, con il documento intitolato “Tassonomia Sociale (o Social Taxonomy) applicata: Principi Guida”, definisce i principi cardine della tassonomia sociale, un sistema dedicato a classificare e misurare l’impatto sociale delle attività economiche.

La nuova tassonomia rappresenta una risposta concreta alla crescente esigenza di valutare non solo quanto un’impresa sia “green”, ma anche quanto sia equa, inclusiva e responsabile nei confronti della società.

Il documento sottolinea come la sostenibilità non possa prescindere dalla dimensione sociale: lavoro dignitoso, equità, inclusione e benessere collettivo diventano elementi centrali per lo sviluppo economico.

La tassonomia sociale si propone proprio di colmare questo vuoto, offrendo criteri per identificare le attività economiche che contribuiscono a garantire condizioni di lavoro adeguate, migliorare gli standard di vita e promuovere comunità inclusive e sostenibili.

L’assenza di standard condivisi ha finora reso difficile per investitori e imprese valutare l’impatto sociale reale delle attività economiche. Questo ha portato anche a fenomeni di “social washing”, ovvero la presentazione di iniziative come socialmente sostenibili senza basi concrete.

I commercialisti evidenziano come una tassonomia chiara possa orientare i capitali verso progetti ad alto impatto sociale, ridurre i rischi reputazionali e legali e migliorare la trasparenza e la comparabilità tra imprese.

Un altro punto importante del documento, inoltre, è la differenza tra tassonomia ambientale e sociale: se la prima si basa su criteri scientifici e dati quantitativi, la seconda affronta una sfida più complessa, ovvero la traduzione di valori e diritti in indicatori misurabili.

Tra le difficoltà principali ci sono la mancanza di metriche comuni, la complessità nella raccolta dei dati e il rischio di eccessivi oneri burocratici per le imprese, soprattutto le PMI. Nonostante ciò, la normativa europea sta già spingendo le aziende verso una maggiore trasparenza sugli impatti sociali.

Redazione redigo.info