Proroga contratti a termine, si cambia dal 1° ottobre

Cambiano dal 1° ottobre le regole per la sottoscrizione della proroga dei contratti a termine. La legge di conversione del decreto c.d. “Sostegni bis” modifica le specifiche del decreto c.d. “Dignità“. Non saranno più valide le causali previste dai contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali per i contratti di durata superiore ai 12 mesi ed entro i 24 mesi.

Contratti a termine: le novità

Fino al 30 settembre e in risposta al Sostegni bis, le aziende possono inserire causali diverse da quelle legali nei contratti a tempo determinato. Tutto, invece, cambierà dal 1° ottobre, giorno in cui sarà possibile inserire solo determinate ragioni di apposizione nella redazione di tali contratti. La disciplina ne riconosce alcuni, come:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria;
  • specifiche esigenze previste dai contratti collettivi.

Nonostante l’apposizione del termine sia priva di effetto se non risulta da atto scritto, le causali possono anche non essere sottoscritte. Esistono dei casi di contratti a termine per i quali esse non sono obbligatorie; come accade, per esempio, per le attività stagionali oppure per i contratti a tempo determinato che non superino i 12 mesi, tetto minimo.

Contratti collettivi: cosa ne rimane

Continuano comunque a valere alcune specifiche inserite dai CCNL. La legge, infatti, prevede la disciplina secondo cui sono proprio i contratti nazionali (ma anche quelli aziendali o stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro) ad imporre dei limiti quantitativi. Ovvero, i CCNL possono prevedere margini di assunzione più ampi nelle aziende fino a 5 dipendenti ed anche derogare al limite percentuale del 20%, sia in aumento che in diminuzione.

Sitografia

www.ipsoa.it

www.lavoro.gov.it