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Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti torna ad opporsi alle altre categorie professionali, siano ordinistiche o associative. Questa volta tocca all’Ordine dei Consulenti del lavoro, che vorrebbe esclusi dell’esercizio della facoltà di depositare i bilanci societari presso il Registro delle imprese.
In audizione sul Ddl Concorrenza 2026 alla Camera dei deputati, si è di fatto chiesta senza mezzi termini la soppressione dell’articolo 13, contestando l’ampliamento di una competenza professionale senza una preventiva verifica dei requisiti formativi, abilitativi e delle responsabilità connesse.
Deposito dei bilanci, la rigida posizione dei commercialisti
Il Vicepresidente delegato alla Fiscalità, Vincenzo Moretta, ha rappresentato il Consiglio Nazionale presso la Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera. Nel documento presentato il si è evidenziata una contraddizione tra le finalità del Ddl Concorrenza e il contenuto dell’articolo 13: il provvedimento nasce con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli al mercato, favorire la competizione e migliorare l’efficienza del sistema economico, mentre la disposizione contestata interviene sull’ordinamento delle professioni, estendendo a un’altra categoria un’attività professionale già regolamentata dalla legge.
Questo ampliamento delle competenze non può – lamentano i commercialisti di de Nuccio -prescindere dalla verifica preventiva della formazione, dell’abilitazione e delle responsabilità richieste per lo svolgimento dell’attività.
Non è tutto: il Consiglio nazionale segnala il rischio di creare un precedente normativo incoerente, potenzialmente replicabile anche in altri ambiti professionali. La concorrenza, sottolinea, non può giustificare l’attribuzione di nuove attività senza un accertamento sostanziale delle competenze necessarie.
Deposito dei bilanci e responsabilità professionale: perché i commercialisti contestano l’articolo 13
Il Presidente nazionale ha replicato il pensiero che la questione non riguarda una rivendicazione corporativa, ma la tutela dell’interesse pubblico. Tempo fa aveva definito «inaccettabile» l’introduzione della norma nel Ddl; oggi ricorda che la riserva attribuita ai commercialisti dal 2003 è collegata alla loro formazione e alle competenze in materia aziendale, contabile e societaria.
In particolare, il professionista che trasmette i documenti attesta la loro conformità agli originali, attività che per de Nuccio non costituisce una semplice operazione materiale ma comporta una responsabilità che richiede una preparazione specifica. La tutela di cui si è “fatto carico” riguarderebbe l’interesse di imprese, soci, creditori e tutti i soggetti terzi che fanno affidamento sui dati depositati presso il Registro delle imprese.
Moretta: il deposito del bilancio non è un semplice adempimento telematico
Il Vicepresidente gli fa eco, contestando l’equiparazione tra semplificazione amministrativa e attribuzione di nuove competenze professionali e sottolineando che il deposito del bilancio è ultimo passaggio di un procedimento che presuppone conoscenze specifiche di diritto societario, contabilità, bilancio e responsabilità professionale. E’ la ragione indicata per cui la semplificazione amministrativa non può tradursi nell’estensione di attività specialistiche a professionisti il cui percorso abilitante non garantisce necessariamente la stessa preparazione.
La richiesta: sopprimere l’articolo
La posizione espressa in audizione si traduce in una richiesta precisa: eliminare l’articolo 13 del Ddl Concorrenza 2026 – disposizione che non presenterebbe una motivazione concorrenziale sufficientemente dimostrata e che non è accompagnata da adeguate garanzie tecnico-professionali – sostanzialmente dando l’esclusiva.
L’obiettivo dichiarato in conclusione? Preservare la qualità e l’affidabilità del sistema economico e professionale, mantenendo il collegamento tra le attività attribuite dalla legge e le competenze necessarie per esercitarle.
A. L.

