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Mobilità di rientro giovanile: consistenza e andamento dei flussi
Negli ultimi cinque anni oltre 129 mila giovani italiani hanno trasferito la propria residenza dall’estero all’Italia, delineando una mobilità di rientro giovanile in forte crescita. Rispetto al quinquennio 2016‑2020, i rimpatri aumentano del 32,9%, mentre gli espatri crescono solo del 2,1%. Il rapporto tra rientri ed espatri mostra un’evoluzione significativa:
- 26 rientri ogni 100 espatri nel 2011‑2015;
- 31 nel 2016‑2020;
- 40 nel 2021‑2025.
Nel 2025 i rientri crescono del 3,7% rispetto al 2024, mentre le uscite calano del 26,8%, dato che richiede cautela interpretativa per l’eccezionalità del 2024.
L’età media dei giovani che tornano è 29,6 anni. Le classi più rappresentate sono: 30‑34 anni (29,4%); 25‑29 anni (26,4%); 35‑39 anni (23,6%); 18‑24 anni (20,6%)
Paesi di provenienza
Il 66,4% dei rientri proviene dall’Europa. Regno Unito (16,4%) e Germania (15,1%) rappresentano quasi un terzo del totale. Seguono Svizzera (6,3%); Francia (6%); Spagna (4,5%). Dal continente americano arriva il 21,9% dei rientri con Argentina (6,5%), Brasile (5,1%) e Stati Uniti (4,1%) in evidenza.
L’incidenza dei rientri ogni 100 espatri evidenzia differenze rilevanti: Regno Unito: 42,9; Germania: 42,3; Spagna: 18,4; Belgio: 22,2; Paesi Bassi: 25,5.
Questi valori suggeriscono che alcune destinazioni trattengono più stabilmente i giovani italiani, mentre altre configurano percorsi più circolari o temporanei.
Dove tornano i giovani: territori di destinazione
Circa la metà dei giovani rientrati si stabilisce nel Nord Italia (Nord‑Ovest: 30,7%; Nord‑Est: 19,6%).
La Lombardia accoglie il 19,8% dei rientri, con Milano al 8,7%. Il Lazio rappresenta il 9% delle iscrizioni dall’estero, con Roma al 7,1%.
Il Mezzogiorno assorbe il 31,7% dei rientri, con la Sicilia al 9,2%. Le regioni con la crescita più elevata dei rientri rispetto al quinquennio precedente sono la Valle d’Aosta (+65,5%), la Basilicata (+54,5%) e la Sicilia (+52,9%).
Il Lazio presenta il rapporto più alto tra rientri ed espatri: 50 ogni 100, con Roma a 55,7.
Perché i giovani tornano?
Secondo l’indagine Fondazione Studi 2025, le ragioni del ritorno sono prevalentemente personali e familiari (67,7%). Seguono: nostalgia dell’Italia (32,4%); incentivi fiscali (23,5%); qualità della vita (23,5%); opportunità di lavoro (20,6%); insoddisfazione per lavoro o vita all’estero (11,8%).
Il rientro appare quindi legato soprattutto a fattori affettivi, identitari e di benessere personale.
Condizione occupazionale dopo il rientro
Meno della metà dei giovani (48,5%) dispone già di un lavoro al momento del ritorno. Il 37,1% lo trova dopo essere rientrato, mentre il resto è impegnato nello studio, nell’assistenza o nella ricerca di un’occupazione.
Soddisfazione o pentimento?
Il 71,4% dei giovani rientrati si dichiara più soddisfatto della propria situazione personale in Italia. Sul piano professionale: 53,5% giudica la situazione uguale o migliore rispetto all’estero; 46,4% la considera peggiore. Gli aspetti valutati positivamente rispetto all’estero sono:
- conciliazione vita‑lavoro (75%);
- contesto lavorativo (67,9%);
- tutele (64,3%);
- benefit (60,7%);
- flessibilità organizzativa (50%).
Restano più favorevoli all’estero: facilità di inserimento; opportunità di crescita; retribuzioni.
In conclusione?
La mobilità di rientro giovanile è un fenomeno crescente e complesso, influenzato da fattori personali, familiari e di qualità della vita. Per renderlo sostenibile nel tempo, è necessario che l’Italia valorizzi le competenze acquisite all’estero e offra condizioni professionali adeguate, trasformando il rientro in un’opportunità per i giovani e per il Paese.
Questo il rimando del focus di settembre, pubblicato dai Consulenti del lavoro.

