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Nella seduta del 3 giugno 2026, i deputati Benzoni e Pastorella hanno chiesto – con interrogazione parlamentare – chiarimenti sull’attuazione del piano Transizione 5.0. Richiamano notizie di stampa secondo cui il decreto attuativo sarebbe stato firmato il 5 maggio 2026, ma l’operatività della misura richiederebbe ancora settimane per via di modifiche e rallentamenti procedurali.
Secondo l’interrogazione, l’avvio potrebbe slittare alla prima metà di giugno 2026, mentre le imprese attendono l’apertura della piattaforma GSE e chiarimenti definitivi. I deputati segnalano inoltre un aggravio burocratico derivante da cinque comunicazioni obbligatorie, maggiori controlli e un ampliamento del ruolo dei certificatori.
Viene evidenziata anche l’esclusione dei software in cloud e dei modelli as‑a‑service dagli investimenti agevolabili, scelta che avrebbe suscitato preoccupazione tra associazioni imprenditoriali. L’instabilità normativa rischierebbe di compromettere la finanziabilità degli investimenti e la propensione delle imprese a innovare.
I parlamentari chiedono se il Governo intenda rivedere l’esclusione del cloud, prevedendo almeno una fase transitoria o correttivi applicativi, e garantire semplificazione e tempi certi per la piattaforma GSE.
La risposta immediata all’interrogazione del Ministero
Il Ministero comunica che il decreto attuativo è stato firmato il 4 maggio 2026 dal Ministro delle imprese e del made in Italy e il 7 maggio 2026 dal Ministro dell’economia, e registrato alla Corte dei conti il 18 maggio 2026.
Il GSE sta adeguando i sistemi informativi alle modifiche introdotte, per consentire alle imprese la presentazione delle comunicazioni nel più breve tempo possibile.
Il Ministero precisa che la struttura delle comunicazioni e il ruolo dei certificatori rispondono all’esigenza di monitoraggio e presidio sulla spettanza del beneficio. Sono in corso attività per contenere gli oneri per le imprese e verranno forniti chiarimenti tramite FAQ e circolari operative.
Sull’esclusione dei software in cloud e dei modelli as‑a‑service, il Ministero riferisce che sono in valutazione soluzioni normative, in raccordo con il Ministero dell’economia, compatibilmente con le esigenze di copertura finanziaria.
Alessia Lupoi

