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Carlo Calderini, AI Business Process Corporate Lead di Microsoft Italia. Al Meeting Deleganoi del 2026 che si terrà il 14 ottobre a Roma, lo speech che lo porta sul palco è inserito nel claim DNa. Alessia Lupoi lo ha intervistato per il giornale.
Tecnologia moltiplicatore democratico
Dott. Calderini, è forte la sua attività pubblica sui temi dell’Intelligenza artificiale e della trasformazione digitale, del cloud, dello sviluppo commerciale, del change management. E l’esperienza con Microsoft Dynamics. Lei ha dichiarato: “Microsoft ha l’ambizione di aiutare le PMI – Piccole e Medie Imprese, ndr. – a crescere grazie alle possibilità offerte dall’Intelligenza artificiale, soprattutto nel Sud Italia, anche per evitare la fuga di talenti, mettendo in contatto aziende e giovani”. Quelle possibilità sono sfruttabili da tutti o sono propedeutiche, se non le capacità di interfacciarsi con l’IA, le competenze? Se sì, come acquisirle?
“Le rispondo con franchezza: le possibilità dell’Intelligenza artificiale oggi sono accessibili a tutti, ma non sono automatiche per nessuno. È una distinzione che nel mio lavoro quotidiano con le PMI italiane vedo fare: la differenza tra chi adotta l’AI e chi la subisce. Le spiego perché sono accessibili. Fino a qualche anno fa, per usare l’AI servivano data scientist, infrastrutture, progetti da mesi e budget da grande impresa. Oggi l’interfaccia dell’AI è il linguaggio naturale: si scrive o si parla in italiano e si ottiene un risultato. Ǫuesto ha abbattuto la barriera tecnica e ha reso la tecnologia un moltiplicatore democratico: un’azienda di quindici persone accede esattamente alla stessa tecnologia di una multinazionale, con un costo proporzionale al suo uso.
Ma qui si apre la seconda parte della sua domanda, ed è quella che mi interessa di più. La barriera tecnica è caduta; al suo posto ne è emersa una culturale e organizzativa. La competenza che serve oggi non è saper programmare: è saper fare le domande giuste. Saper riconoscere, dentro i propri processi, dove c’è tempo sprecato, dove c’è conoscenza che si perde, dove c’è un lavoro ripetitivo che toglie ore al valore. L’AI non risolve problemi che non sono stati formulati. E questo è un mestiere che appartiene all’imprenditore e ai suoi collaboratori. Ǫuindi, sì: le competenze sono propedeutiche. Ma sono competenze diverse da quelle che ci si aspetta. Ne indico tre, in ordine di importanza:
- Alfabetizzazione critica sull’AI — capire cosa può fare e soprattutto cosa non può fare, per non delegarle decisioni che restano umane. È gratuita e richiede settimane, non anni: i percorsi di AI Skilling sono oggi molteplici, accessibili e disponibili senza prerequisiti.
- Lettura dei propri processi — l’AI amplifica un processo buono e amplifica anche un processo cattivo. Va prima messo in ordine il dato aziendale: è la parte meno affascinante e la più decisiva.
- Governo del cambiamento — l’adozione fallisce quasi sempre per resistenza interna, mai per limiti tecnologici. Serve qualcuno in azienda che se ne prenda carico.“.
L’intervento al Meeting
Sul Palco del Meeting Deleganoi S.p.A. il suo intervento ha più o meno questo tema: dentro la nuova intelligenza del lavoro; tecnologie, strumenti e scenari per l’impresa aumentata. Che progetti ha Microsoft Italia per imprenditori e aziende perché apprendano e adottino l’IA e ne beneficino?
“Faccio una premessa per spiegare il titolo del mio intervento. “Impresa aumentata” non è uno slogan: è la descrizione di quello che sta accadendo. L’AI non sostituisce l’impresa italiana, ne amplifica le caratteristiche distintive: la competenza artigiana, la relazione con il cliente, la capacità di adattarsi. Il nostro compito è fare in modo che quell’amplificazione sia alla portata di tutti, non solo di chi ha un ufficio IT.
In merito a ciò, Microsoft Italia lavora su diversi fronti.
Il primo è l’infrastruttura. L’AI generativa richiede potenza di calcolo e richiede che i dati restino dove devono restare. Per questo Microsoft ha investito nella regione cloud italiana e continua a investire nel Paese: significa che una PMI italiana usa l’AI con i dati che restano in Italia, in conformità alle normative europee. Non è un dettaglio tecnico; è la precondizione che rende l’adozione possibile in settori regolati, dalla manifattura al sanitario al finanziario.
Il secondo è la formazione, ed è il fronte su cui insisto di più. Microsoft ha assunto un impegno pubblico sulla formazione digitale di milioni di persone in Italia, attraverso percorsi gratuiti e accessibili: Microsoft Learn, le certificazioni AI, i programmi con le scuole e gli ITS, le collaborazioni con università e fondazioni. Il punto per me non è il numero: è che questi percorsi sono gratuiti, in italiano, e non richiedono prerequisiti. La barriera all’ingresso non è economica. È l’attivazione.
Il terzo è l’ecosistema dei partner. Nessuna PMI adotta l’AI comprando software, lo fa perché qualcuno di cui si fida le ha mostrato il caso d’uso sul suo processo. In Italia abbiamo una rete di migliaia di partner sul territorio e la parte del mio lavoro di cui vado più orgoglioso è abilitarli, perché sono loro il vero canale di trasmissione verso il tessuto produttivo.
Ǫuel che manca, in molti casi, è il “ponte” tra questi programmi e il territorio. Esistono le tecnologie, esiste la formazione gratuita, esistono i finanziamenti pubblici e i giovani formati. Troppo spesso non si incontrano. Il lavoro che stiamo facendo va esattamente in questa direzione: portare fisicamente nello stesso luogo l’imprenditore, il giovane con le competenze e il partner che sa costruire. Iniziative come il Meeting Deleganoi servono precisamente a questo e per questo ho accettato l’invito con convinzione.”.
Gap italiano. Adesso o mai più
È recuperabile il Gap di innovazione che ha l’Italia? In che modo?
“E’ recuperabile. Ed è recuperabile ora, in una finestra che non si era mai aperta prima e che non resterà aperta a lungo. Le spiego perché non è ottimismo di circostanza. Il gap di innovazione italiano si è formato in trent’anni di rivoluzione informatica in cui il vantaggio andava a chi aveva scala: grandi budget IT, grandi infrastrutture, grandi dipartimenti tecnici. L’Italia, che è un Paese di piccole e medie imprese, partiva strutturalmente svantaggiata, non per mancanza di talento ma per mancanza di dimensione. L’AI generativa rompe questo schema perché azzera il vantaggio di scala, premia proprio ciò in cui siamo forti, cioè la competenza verticale — meccanica di precisione, moda, agroalimentare, design, farmaceutica — e la piccola dimensione diventa un vantaggio di velocità.
Nella mia esperienza sul campo si recupera concretamente a condizione di smettere di trattare l’AI come un progetto IT, di trattenere e riconnettere i talenti e di sfruttare al meglio i partner sul territorio, le associazioni di categoria, le università, le istituzioni che mettono a terra gli incentivi.”.
Calderini e Salvatori, il punto d’incontro è stare sul campo
Quale collaborazione o sinergia produttiva l’avvicina a Deleganoi S.p.A. e ad Eraldo Salvatori che ne è Presidente?
“Ciò che mi avvicina a Deleganoi S.p.A. e al suo Presidente – Eraldo Salvatori – è la convinzione che la tecnologia non arriva alle imprese attraverso i fornitori, ma attraverso chi quelle imprese le frequenta ogni giorno, ne conosce i bilanci, i passaggi generazionali, le paure; quindi, arriva attraverso i professionisti, le reti associative.”.
Calderini: Deleganoi e redigo.info, rete di relazioni e comunicazione specialistica
“Deleganoi ha esattamente quella prossimità: una rete di relazioni con imprenditori e professionisti costruita nel tempo, e una testata giornalistica — redigo.info— che parla a un pubblico specialistico che è il pubblico che deve essere raggiunto.
Con il Presidente Salvatori mi trovo poi su un punto di metodo che apprezzo particolarmente. La Masterclass DNA non è un evento celebrativo sull’innovazione: è un formato che mette gli imprenditori in condizione di capire e decidere. E la scelta di accompagnarlo con un percorso editoriale è il moltiplicatore che serve a un Paese dove l’informazione qualificata sull’AI fa ancora fatica a uscire dai circuiti specialistici.
Deleganoi e la sua rete costruiscono quei luoghi di formazione continua dove i casi concreti raccontati creano il ponte stabile tra le imprese di questa rete e i giovani formati sull’AI che oggi non sanno a quale porta bussare.”.
Alessia Lupoi

