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Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha pubblicato, il 30 luglio 2026, un documento di analisi del decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, che recepisce in Italia la direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva.
Il decreto impone ai datori di lavoro di rendere più trasparenti le politiche retributive già dalla fase di selezione del personale. Negli annunci di lavoro devono comparire la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista per la posizione, definita secondo criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. Inoltre, i candidati non possono più essere interrogati sulle retribuzioni percepite nei precedenti rapporti di lavoro.
I dati che dovranno trasmettere le aziende
Per tutte le aziende scatta l’obbligo di rendere accessibili ai lavoratori i criteri utilizzati per determinare retribuzioni e livelli di inquadramento. Le imprese con almeno 50 dipendenti dovranno comunicare anche i criteri per le progressioni economiche. I lavoratori potranno richiedere informazioni sui livelli retributivi medi, suddivisi per sesso, delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Gli adempimenti diventano più stringenti per le aziende con almeno 100 dipendenti. Dal 2027 o dal 2031, a seconda della dimensione aziendale, dovranno trasmettere all’organismo di monitoraggio istituito presso il Ministero del Lavoro dati sul gender pay gap, sulle componenti variabili della retribuzione e sulla distribuzione di uomini e donne nei quartili salariali. Se emergerà un divario retributivo pari o superiore al 5% non giustificato da criteri oggettivi e non corretto entro sei mesi, sarà obbligatoria una valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori.
Il ruolo dei commercialisti
Infine, il CNDCEC sottolinea che il nuovo quadro normativo amplia il ruolo dei commercialisti, chiamati ad assistere le imprese nella compliance, nella revisione dei sistemi retributivi e nella predisposizione dei report.
Il documento evidenzia anche le criticità applicative: aumento degli adempimenti, difficoltà nel definire il “lavoro di pari valore” e necessità di bilanciare trasparenza e tutela della privacy.

