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L’Intelligenza Artificiale sta trasformando i processi lavorativi con una velocità superiore alla capacità delle organizzazioni di governarne l’impatto. Emerge dalla ricerca “Come l’IA sta cambiando il lavoro: opportunità, rischi e scenari”, dei Consulenti del Lavoro. L’indagine evidenzia un utilizzo sempre più esteso dell’IA non solo per attività ripetitive, ma anche per processi decisionali complessi, spesso in assenza di formazione, linee guida e strumenti di indirizzo.
L’IA è già parte del lavoro quotidiano
L’adozione dell’Intelligenza Artificiale riguarda specialmente i lavoratori con qualificazione elevata: il 79,3% degli utilizzatori appartiene a professioni intellettuali, scientifiche, tecniche e manageriali. L’uso è ormai strutturale:
- il 68,7% la utilizza ogni giorno;
- il 21,6% la impiega in modo costante.
L’IA non è più un supporto marginale, ma un elemento integrato nei flussi operativi.
Modifica i processi di lavoro: entra nelle decisioni e sostituisce collaborazioni professionali
La ricerca mostra un cambiamento profondo nelle dinamiche organizzative:
- il 40,5% degli utilizzatori quotidiani e il 25,9% degli occasionali impiega l’IA per supporto alle decisioni;
- il 57,8% svolge con l’IA attività che avrebbe affidato a collaboratori o consulenti;
- il 52,4% sviluppa idee e soluzioni con l’IA, invece che confrontarsi con colleghi o superiori.
Questi dati indicano una progressiva disintermediazione delle relazioni professionali e un potenziale impatto sulle opportunità occupazionali future, soprattutto per chi non aggiornerà le proprie competenze.
E’ fuori controllo: competenze insufficienti e rischi percepiti
Nonostante l’uso intensivo, solo il 14,5% degli intervistati si sente pienamente preparato a utilizzare l’IA in modo efficace. Comportamenti critici:
- il 19% ha utilizzato l’IA per attività di cui non era in grado di valutare il risultato;
- il 18,3% ha accettato suggerimenti più per rapidità che per convinzione.
Rischi percepiti:
- 53% teme errori;
- 41,8% teme uso improprio di dati sensibili;
- 40,6% teme dipendenza dallo strumento;
- 28,9% teme perdita di professionalità.
L’insicurezza deriva da un uso non governato e dalla mancanza di competenze strutturate.
Governance aziendale quasi assente: solo un terzo ha regole interne
La ricerca evidenzia un vuoto significativo: solo il 31,6% degli utilizzatori dichiara che nella propria organizzazione esistono regole, linee guida, formazione, strumenti di indirizzo. La maggioranza opera, quindi, in un contesto privo di governance, con rischi per qualità del lavoro, sicurezza dei dati e responsabilità. L’insicurezza cresce.
L’IA come opportunità: serve governo del cambiamento
Il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, sottolinea che l’IA non è un nemico, ma un’opportunità se gestita con metodo. L’aumento della produttività è un segnale positivo, ma richiede alle aziende di governare il cambiamento e ai lavoratori di formarsi per elevare competenze e qualità del lavoro. La sfida è duplice: governare l’adozione dell’IA; rafforzare la formazione continua. Solo così l’Intelligenza Artificiale può diventare un fattore di crescita e non di erosione professionale.
La fotografia della Fondazione Studi è chiara: l’IA è già dentro il lavoro, ma il lavoro non è ancora pronto per l’IA.
Alessia Lupoi

