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In occasione del Meeting Deleganoi 2026, nella suggestiva location dell’hotel Tridente Collection a Roma, la redazione di redigo.info ha avuto il privilegio di intervistare l’Avv. Vincenzo Colarocco – socio dello Studio Previti.
Tra i tanti argomenti toccati, l’Avvocato ha approfondito i rischi del deepfake in epoca di intelligenza artificiale, analizzando le nuove opportunità che offre l’AI, ma anche gli interrogativi che propone sulla tutela dei diritti, sulla sicurezza dei dati e sulla libertà individuale.
Identità professionale e tutela delle imprese
Il concept dell’evento Deleganoi richiama un’identità professionale costruita su esperienze, relazioni, conoscenze e visione. È una definizione allineata con l’approccio dipartimentale di tutela degli asset intangibili e con il Dna del giurista in epoca artificialmente intelligente come l’attuale?
«Assolutamente sì, è un connubio che esiste perché dobbiamo considerare come il tema di oggi, che è quello del DNA, vada esposto in ambito professionale. È altrettanto importante dal punto di vista della crescita, del coinvolgimento e della formazione. Questo perché la tutela dell’asset e del compito dell’avvocato, oggi del consulente, è accompagnare l’impresa nella realizzazione degli obiettivi, del business, o anche delle organizzazioni e dell’ente, per creare valore ma anche mettere in sicurezza.
E oggi diventa sempre più complesso gestire questi task, poiché abbiamo una normativa europea, e non solo, piuttosto frastagliata ed analitica da dover mettere a sistema.».
Deepfake e pirateria tra attacchi e difese
Il Dipartimento ha maturato una salda esperienza nel contrasto alla pirateria online, integrando competenze giuridiche e attività tecnico‑informatiche di verifica, acquisizione forense e analisi dei flussi illeciti. Come cambiano le strategie con l’introduzione di sistemi automatizzati e tecnologie di Intelligenza artificiale?
«Lo Studio e il Dipartimento si occupano da oltre vent’anni dell’antipirateria. Siamo stati pionieri, anche tacciati di essere folli, quando abbiamo intrapreso la prima causa. L’intelligenza artificiale è una sfida che pone maggiori complessità. Sul deepfake abbiamo assistito, dieci giorni fa, ad una truffa milionaria: una voce clonata ai danni dell’autorità, che ha portato ad una perdita, per uno studio bancario, di 35 milioni di euro. Ecco, il sistema di protezione che utilizza una serie di piattaforme sull’intelligenza artificiale è AI contro AI.
Sono perciò due AI antagoniste, che cercano di svilupparsi e combattersi a vicenda. È chiaro che debba essere l’uomo a guidare, perché l’identificazione delle violazioni non può essere delegata all’intelligenza artificiale, ma deve essere coordinata e utilizzata come strumento maggiormente efficiente per la lotta alla pirateria e alla contraffazione.».
Regole e formazione per un’intelligenza artificiale responsabile
Quale sfida è complessa e gravosa nel garantire un’efficace tutela dei diritti di proprietà intellettuale, mantenendo saldo il nucleo “umano” evocato dal suo intervento?
«Oggi la sfida più complessa non è solo capire lo strumento, anche alfabetizzare: dovremmo avere una “patente” per guidare l’intelligenza artificiale, per metterle freno; e il freno viene dato da norme ed etica applicata. Qui si pone l’obbligatorietà o meno di applicare un’abilitazione all’utilizzo di determinati strumenti e ciò si lega ad un progetto geopolitico molto più ampio che è quello dell’America contro la Cina, perché di fondo questa è la guerra al nuovo petrolio, ovvero l’intelligenza artificiale, perché chi ha la governance dei dati e del loro utilizzo ha la governance del mondo.
È un conflitto mondiale ibrido di cui non ci accorgiamo. Tornando all’evento di oggi, è domicilio psichico, vale a dire uno spazio di libertà della sovranità cognitiva, attaccato dalla guerra cognitiva, e noi ci troviamo all’interno.».
Il futuro dello Studio Previti: obiettivi e progetti
I risultati degli scorsi anni e di quello in corso testimoniano per lo Studio un percorso di consolidamento e crescita che ha premiato il Dipartimento Diritto della proprietà intellettuale, diritto di internet e concorrenza sleale. Sono riconoscimenti che accrescono l’intera struttura non disallineando le componenti singole?
Infine, quali nuovi obiettivi o progetti avete messo o metterete a terra che possano segnare un avanzamento singolo o di gruppo nel 2027?
«Nella nostra evoluzione ci occupiamo di diritto delle nuove tecnologie. Abbiamo deciso di costruire delle linee per darci un motto di sostanza, di governance e di management. Ho avuto la fortuna di coordinare entrambi i due dipartimenti della proprietà intellettuale e della privacy. I team restano uniti; alcune figure sono trasversali e la crescita va di pari passo. Il dipartimento di IP è più storico rispetto a quello di privacy ed è trainante grazie al progetto di Piracy Shield, nel quale lo Studio ha investito in tecnologie, lotta alla pirateria e altro. Il nostro core sta nel mondo digital, in quello del diritto del lavoro e nel diritto societario. Il fiore all’occhiello sono, insomma, il mondo Legal Tech e il diritto alle nuove tecnologie.
Siamo da anni a lavoro sull’intelligenza artificiale, che abbiamo costruito con i nostri clienti, e oggi guidiamo e accompagniamo le aziende nella sua adozione, nello screening dei rischi e nella costruzione di progetti basati solo su essa. È complesso, ma cerchiamo di essere sulla frontiera dell’innovazione tutelando le nostre vite e i diritti fondamentali.».
Intervista a cura di Mario Sancamillo

