Nessun prodotto nel carrello.
di Antonio Sinibaldi per redigo.info
Una delle scene più comuni, oggi, dentro un ufficio, uno studio professionale, una piccola impresa o un reparto amministrativo è questa: una persona apre uno strumento di intelligenza artificiale, copia un testo, carica un documento oppure incolla una mail, chiede una sintesi, una risposta da mandare a un cliente, oppure una procedura da sistemare.
Tutto accade in pochi secondi.
Il gesto sembra innocuo ma proprio in quel gesto si nasconde uno dei rischi più importanti dell’uso quotidiano dell’intelligenza artificiale. Perché inserire dentro uno strumento dati che non avevamo il diritto, l’autorizzazione o la prudenza di condividere è un grave errore.
Organizzazione assente, così nasce l’errore nell’uso dell’IA
Il primo errore nasce nell’organizzazione, ovvero quando un’azienda, uno studio o un professionista permettono l’uso dell’IA senza aver chiarito quali strumenti si possono usare e quali procedure interne devono essere rispettate. Per questo, quando parliamo di IA e dati riservati, dobbiamo evitare una tentazione: pensare che il problema riguardi solo gli esperti informatici o i fornitori di software. La questione riguarda chiunque lavori con informazioni di clienti, dipendenti, fornitori, cittadini, imprese.
Quindi, prima di chiedere all’IA di lavorare su un dato, dobbiamo chiederci se quel dato può uscire dal perimetro. Questa modalità dovrà diventare una piccola abitudine professionale.
Trasferire dati online: i principali errori che si commettono
Quando copiamo un documento dentro uno strumento online, quel documento viene trasferito in un ambiente digitale esterno e le condizioni cambiano in base allo strumento utilizzato, al tipo di account, alle impostazioni privacy, ai contratti.
Molti utenti usano strumenti gratuiti o account personali per svolgere attività professionali, magari con l’intenzione di risparmiare tempo, senza valutare che, quei contenuti, possono contenere dati personali e riservati. La velocità dello strumento crea una specie di effetto invisibilità: siccome tutto accade sullo schermo sembra che nulla stia davvero uscendo.
Quando inseriamo dati dentro un servizio esterno, stiamo compiendo un trattamento che va valutato con attenzione.
Nel mondo professionale questo passaggio conta moltissimo.

