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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera preliminare al decreto legislativo che recepisce la Direttiva (UE) 2024/2831, segnando una svolta decisiva per il mercato del lavoro digitale in Italia. Il provvedimento mira a garantire standard di tutela elevati per migliaia di lavoratori, intervenendo su pilastri fondamentali come la qualificazione del rapporto di lavoro, la privacy algoritmica e la sicurezza sul lavoro.
Una disciplina organica per il lavoro digitale
Il nuovo decreto introduce un quadro normativo unitario applicabile a tutte le piattaforme digitali che organizzano il lavoro sul territorio nazionale, indipendentemente da dove si trovi la loro sede legale. L’obiettivo centrale è il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso una maggiore trasparenza e responsabilità dei sistemi automatizzati.
La presunzione di subordinazione si estende
Una delle novità più rilevanti riguarda la presunzione di subordinazione, che viene ora estesa oltre la categoria dei rider. Per determinare la natura del rapporto, verranno analizzati elementi concreti come:
- l’organizzazione del lavoro gestita dalla piattaforma;
- il controllo sulle modalità, i tempi e i contenuti della prestazione;
- l’impatto dei sistemi automatizzati sui poteri di direzione e controllo della piattaforma.
Queste tutele si applicano integralmente anche nei casi in cui il lavoro venga svolto attraverso intermediari.
Gestione algoritmica: privacy e limiti al trattamento dati
Il decreto pone un freno rigoroso all’uso invasivo degli algoritmi. In particolare, è introdotto il divieto assoluto di trattare dati personali riguardanti:
- lo stato psicologico o emotivo del lavoratore;
- conversazioni private e l’esercizio di diritti fondamentali;
- convinzioni personali, orientamento sessuale, aderenza sindacale o stato di salute.
Inoltre, le piattaforme non potranno raccogliere dati mentre il lavoratore non è in servizio. Per garantire la massima trasparenza, le aziende avranno l’obbligo di effettuare valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati e fornire informative dettagliate sui sistemi utilizzati.
Il principio della supervisione umana
Il lavoratore digitale non potrà essere “licenziato da un algoritmo”. Il decreto stabilisce infatti che decisioni cruciali, come la sospensione o la chiusura di un account e la risoluzione del rapporto, debbano essere adottate esclusivamente da una persona fisica, pena la nullità dell’atto.
Viene inoltre garantito il diritto alla spiegazione: il lavoratore può richiedere chiarimenti scritti sulle decisioni automatizzate e ottenerne il riesame. In caso di errori, scatta l’obbligo di rettifica e il diritto al risarcimento del danno.
Salute, sicurezza e lotta alle ritorsioni
Il provvedimento rafforza le misure di prevenzione contro i rischi legati all’organizzazione algoritmica del lavoro. Tra le misure principali troviamo:
- l’attivazione di canali per segnalare violenze e molestie;
- obblighi di consultazione periodica con i rappresentanti dei lavoratori;
- cooperazione rafforzata tra le autorità nazionali e l’Autorità europea del lavoro;
- tutele specifiche contro atti ritorsivi e un nuovo regime sanzionatorio.
Questo decreto rappresenta un passo avanti verso un lavoro digitale più umano, dove l’innovazione tecnologica deve necessariamente procedere di pari passo con i diritti fondamentali e la dignità dei lavoratori.

